Pillole di Vita: Ribellione

Ciao amici, eccoci con un nuovo appuntamento con la rubrica Pillole di Vita. Oggi voglio parlarvi della ribellione.

Eri perfetto

Quante volte mi sono sentito dire questa frase. Avevi un lavoro fisso, pensavi a comprarti casa, trascorrevi le tue serate in compagnia con gli amici, e nei momenti di pausa ti rilassavi, non pensando a nulla.
Ed è proprio questo quello che non ero. O meglio, fino al 2015 sono stato quello che tutti volevano che fossi. Ho seguito alla lettera le regole imposte.
Ho fatto, ho detto, mi sono comportato come da manuale, ma dentro?
Morivo.
Avevo paura di ascoltarmi, e vivevo una vita decisa da altri. Dalla società. Una vita basata sull’appagamento derivato dal compiacere gli altri e apparendo, ai loro occhi, come il ragazzo perfetto.
Non c’era altra strada.
Quella era la vita.
Non a caso stavo facendo quello che tutti facevano:
diploma, laurea, lavoro, famiglia.

vivere

Ruggito

Ho ruggito, come un leone in gabbia che cerca la libertà.
Ho sentito un tremore e un’energia liberarsi dentro di me. Una forza che prima era sopita ha preso il sopravvento. Sì, fa paura, e ho cercato di rinnegarla.
Pensate che quando firmai il contratto a tempo indeterminato pensai: sto firmando una condanna.
E di notte ruggivo.
Mi agitavo nel sonno.
Non c’era pace. I mostri che nascondevo sotto il letto scivolavano fuori, diventando reali, e mi tormentavano. Il custode delle mie notti mi aveva abbandonato, lasciandomi da solo, a combattere quegli esseri oscuri, che non erano nient’altro che me.
Sì, ero io che mi ribellavo a ogni cosa, a me, alla mia vita, al mio lavoro… alle regole.

Prendi in mano la tua vita

Questo è quello che dovremmo fare ogni istante della nostra vita, prenderla in mano e indirizzarla verso il nostro futuro, non quello scelto dagli altri.
Quando ho avuto il coraggio di farlo, ho rispolverato i miei sogni, ho ricominciato a scrivere, ho pubblicato, ho approfondito la mia passione per i Social Media e la comunicazione, trasformandola in un lavoro. Potrei dire che ho semplicemente cominciato a vivere, come non avevo mai fatto.
Ho abbracciato me stesso, lungo un viale alberato, durante una primavera grondante colori e inebriante con i suoi profumi delicati, e ho danzato. Io, con me stesso.
E pensare che prima credevo di avere sempre il controllo della mia vita.
Credetemi, quando si prende consapevolezza si capisce quanto in realtà poco ne sapevamo.
Sono diventato finalmente responsabile di me stesso.
E me ne ricordo ogni giorno, mentre medito, impugnando il Jutsu buddista, perché il gesto che si compie simboleggia proprio questo: prendere in mano la propria vita.

Le mie regole

Sì, durante la mia giornata gran parte del tempo sono in ufficio, e devo sottostare ad alcune regole, è normale, ma quelle stelle regole non macchiano, avvelenando la mia vera essenza.
Specialmente ora che ricopro un ruolo con molte responsabilità. Le regole, quelle, ci sono, e bisogna seguirle, ma non appena mi sposto dallo schermo del pc, ecco che tornano le mie regole, la mia vita, il mio essere.
Ho capito quanto essere liberi può far bene.
Ho capito quanto lo stress lavorativo debba essere sconfitto. Una cosa che non dimentico mai di dire ai miei colleghi è: Grazie.
Grazie di esserci, grazie di impegnarsi, grazie di cercare di raggiungere insieme un obiettivo. Semplicemente grazie. Anche quando la giornata non va bene, ma sempre grazie.

Leader o Capo?

Ho avuto a che fare con molti datori di lavoro, e posso dirvi tranquillamente che pochissimi di loro erano leader, il resto erano semplicemente capi che sfogavano le loro frustrazioni sui dipendenti, facendoli sentire inadeguati e sempre un passo indietro, ti iniettavano nelle vene il loro veleno.
Io non voglio essere come loro. E quando mi si è presentata quest’occasione di crescita mi sono sfidato e mi sono detto: vediamo se posso essere un buon leader.
Ovviamente non posso darmi da solo questa risposta, la daranno i miei colleghi ma, fino alla fine, cercherò di essere la parte migliore di me.

Se invece allargassimo questo discorso alla vita di tutti i giorni?
Quanti Leader ci sono nelle nostre vite?
Direi che anche in questo caso sono pochi. La persone, ahimè, spesso sfogano su di noi le loro paure, le loro insicurezze, cercando di farci vedere la vita secondo la loro prospettiva.
Anche le nostre famiglie proiettano su noi il loro background, giusto o sbagliato che sia. Le loro idee di istruzione, le loro proiezioni sul lavoro perfetto. Ecco, proprio di questi si parla: di proiezioni, che molto spesso non vibrano alle nostre frequenze.
Per i miei genitori avrei dovuto lavorare in banca, o laurearmi in ingegneria, avrei dovuto guadagnare migliaia di euro al mese, e magari vivere infelice, perché alla fine avrei vissuto la vita che loro avevano scelto per me.

Rivolta

E quindi una volta presa la consapevolezza di me, e della mia felicità, ho intrapreso questa rivoluzione dentro di me.
Cambio del lavoro, cambio dello stile di vita, sogni da rincorrere.
Ora non sarò più il ragazzo perfetto, ma sono felice, e sono perfetto per me, perché questo è quello che conta di più.
Scappo via dalle regole, quelle asfissianti, quelle che ti fanno sentire in difetto. Quelle regole subdole che vorrebbero condizionarti.
No, resto fedele a me stesso. Ho imparato che la vera felicità non dipende da cause esterne, ma solo da me, e se tradisco me, cosa mi resta?

Prendete in mano la vostra vita, e ribellatevi a tutto ciò che vi fa stare male.
Lo so, spesso ci vuole coraggio, ma una volta fatto comincerete a capire cosa significa veramente vivere.

Fatelo, senza pensarci due volte. Fatelo proprio ora, vivete, ascoltatevi e siate sempre grati!

Ora vi saluto, ma vi anticipo che la settimana prossima vi farò un grande spoiler sul mio nuovo romanzo che uscirà a breve!

Credeteci, sempre, e siate liberi come un’onda, così irruente e poetica.

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