Pillole di Vita: La mia tela

Buongiorno Amici, sto aggiornando poco, lo so, ma una cosa che ho capito è quella di non correre più. Ho cominciato a dare importanza ai miei tempi. Questa è una cosa che dovremmo fare tutti.
Ci ritroviamo a correre e la maggior parte delle volte lo facciamo per gli altri. Dobbiamo dimostrare, far vedere di essere capaci.
Ma alla fine della giornata cosa ha più importanza?
Ieri sera mi stavo confrontando con una persona a me cara, una tra le persone più care a me, e finalmente ho tirato fuori una cosa che avevo nascosto dentro di me per tanto, troppo tempo.

Giacomo Ferraiuolo_Tela_Buddismo

Evasione

Ho tutto‘ continuavo a ripetermi. Libri in uscita, libri pubblicati, lettori, amici, la mia famiglia, un lavoro.
Quando me lo ripetevo lo mascheravo come una convinzione, ma dentro di me sapevo che in realtà non avevo niente.
Che strada stavo percorrendo?
Che sfide affrontavo?
Non ne avevo idea neanche io, perché arrancavo, convinto di essermi realizzato, ma un malessere profondo cresceva dentro di me e mi logorava.
Ho cominciato a ripetere ‘Io sono forte‘. Sapevo di non esserlo.
Sapevo di essermi perso. E so di avere un carattere pessimo, perché non chiedo mai aiuto agli altri, ma cerco sempre di sbrigarmela da solo. Beh, quella volta mi stavo autodistruggendo. Un po’ come ho sempre fatto nella mia vita.
Una mattina dell’anno scorso mi svegliai e la prima cosa che feci fu quella di aprire Google Maps e cercare un posto lontano. Trovai un’isola nell’oceano pacifico e iniziai a cercare biglietti di sola andata. Il piano? Non appena passa la pandemia parto da solo, senza avvisare nessuno, per poi semplicemente scomparire.

Una parte di te

Sarei veramente riuscito a ricominciare da capo? Una vita nuova, in un posto sconosciuto, io, da solo.
Entusiasmante, vero?
Peccato che ovunque vai porti sempre e solo te stesso. Quindi, sarei finito di nuovo nelle stesse dinamiche e a dover vedere lo stesso volto riflesso in ogni pozzanghera, la stessa ombra a seguirmi come un amante soffocante, e la stessa voce a raccontare le mie storie.
Mi sarei trovato a faccia a faccia con il mio più grande nemico: ME.
Non era quella la strada che volevo e dovevo percorrere.

Nero

Siamo tutti artisti.
E in quel periodo della mia vita stavo dipingendo la tela della mia esistenza. Era un capolavoro. Sfumature di nero. Pennellate oscure. Niente luce. Nessun colore.
Il nero è l’assenza dei colori.

Avevo fagocitato tutto. La parola chiave è questa: avevo.
Perché ero stato io a cancellare ciò che volevo dipingere, annerendo tutto. Uccidendo la linfa vitale che mi permetteva di alzarmi ogni mattina con il sorriso.
Forse mi trovavo all’interno di uno stato depressivo? Certo, sicuramente.
Avevo iniziato a vedere il mondo con occhi disillusi. Anche i tramonti e il mare avevano perso la loro magia e in cuor mio avevo deciso di non scrivere più.
La scrittura è la mia essenza, la mia esistenza.

Sono partito

Alla fine però sono partito. Senza nessun aereo e valigia. Sono partito rimanendo qui, proprio dove sono ora a scrivervi. Sì, la pandemia non mi avrebbe permesso di andare troppo lontano. Ma non ne avevo bisogno.
Mi sono tuffato dentro di me, ho nuotato fino al punto in cui il mare blu incontra il ghiaccio, fino al confine della ragione, sprofondando sempre di più, in quell’acqua vellutata, gelida o calda, non ha importanza. Stavo bene.
Posso dirvi che è stato il viaggio più bello della mia vita, perché l’ho fatto con me, nel mio universo.
Ho passeggiato lungo le mie spiagge, ho sentito la sabbia che avevo creato solleticarmi i piedi, e nelle ore più calde mi sono disteso all’ombra di un pino cresciuto a pochi metri dalla riva di questo mare cristallino.
Ho respirato il profumo di gardenie selvagge, e ho toccato le spine di rose nere. Ho guardato il sangue magenta gocciare dalle ferite. Il suo sapore mi ha inebriato, perché era la vita, la mia vita.
È stato meraviglioso.
Poco più avanti ho visto un bambino che correva sulla spiaggia, ero io. Il bambino in me, che viveva in quel luogo magico che avevo dentro. In lontananza ho scorto degli incendi. Fiamme lambivano il sole, e ho avuto paura.
Lì risiedeva il me adulto che voleva distruggere tutto ciò che avevo creato.
Non mi è restato che lottare contro me stesso, giorno dopo giorno, spegnendo quell’incendio selvaggio, metro dopo metro, fino a fronteggiarmi.

Il mio nemico. La mia tela.

Cosa ho fatto?
Nulla, mi sono semplicemente abbracciato. Mi sono sussurrato all’orecchio quanto mi amavo. Quanto meritavo. E quanto potevo ancora fare.
Ho compreso che è una cosa che avevo perso l’abitudine di fare. Essere grato per quello che sono.
Quanti di voi lo fanno?
Quanti di voi si svegliano la mattina e, specchiandosi, dichiarano il proprio amore verso se stessi?
Ebbene, ho iniziato a farlo.
Quanto è stato difficile, neanche riuscivo a guardarmi negli occhi, adesso invece rido di gioia quando pronuncio quelle due parole così pregne di significato:

Ti Amo

Sì, mi Amo. E sono certo che continuerò a farlo ancora per molto.
Nel frattempo ho riabbracciato la pratica Buddista che avevo (volutamente) dimenticato nel corso degli anni. Anzi, a dirla tutta è stata la pratica a farmi fare questo viaggio, e a farmi, finalmente, comprendere la vera essenza di tutte le decisioni che ho preso in passato.
Anche le scelte che pensavo fossero state le peggiori hanno avuto un significato profondo nella mia vita.
Tutto ha avuto un senso e mi ha reso quello che sono oggi.
Sono e siamo persone che hanno dentro di sé un potenziale infinito.

Io, come voi.

Sì, è un articolo incentrato esclusivamente su di me, ma credo che questo passo dobbiamo farlo tutti. Tuffarci dentro di noi. Toccare chi siamo veramente e… amarci sul serio. Parlo di quell’amore incondizionato che proviamo verso i nostri figli, le persone che amiamo o, verso i nostri animali.
Dovremmo imparare a rivolgere questo amore verso di noi, perché siamo l’unica persona che ci accompagnerà per tutta la nostra vita.
Noi possiamo far tutto, possiamo essere ogni cosa.
Io posso, come anche voi potete.

Tutto giungerà al momento migliore, bisogna solo aprirsi alle meraviglie che ci offre la vita.
Credetemi, non vi sto parlando da illuso.
Ci sono piccole cose che devo ancora sistemare nella mia vita, ma tutto ha un suo perché e crea quell’equilibrio che mi permette di sorridere ogni mattina, o di godermi un tramonto.

Provate a fare questo: specchiatevi ogni singola mattina e, guardandovi negli occhi, ditevi quanto vi amate.
Sì, lo ammetto, vi sentirete le prime volte degli stupidi, poi comincerete a provare questo amore profondo.
Non fustigatevi per le scelte sbagliate, o per le cose che avete fatto in passato. Ogni mattina è una nuova possibilità di crescita. Infinite esperienze aspettano solo di essere vissute e viste da noi.
Ogni istante che viviamo può permetterci di cambiare, noi abbiamo il potere di farlo.

Vi abbraccio.

Ps: fatelo però, ogni singola mattina.

G.

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