Pillole Di Vita: essere vivo nell’oscurità.

Quando l’oscurità ti abbraccia.

Ciao amici, oggi voglio aprirmi e raccontarvi una cosa che mi ha profondamente segnato. Come sempre cercherò di trovare il lato positivo in quanto ho vissuto, perché sì, effettivamente un lato positivo c’è.

Capita a tutti un momento in cui la terra sulla quale poggiamo i piedi sprofonda, trascinandoci in una voragine senza fondo. Cadiamo, insieme ai rimasugli della nostra vita, e ci troviamo abbracciati da un’oscurità gelida.

Ricordo ancora quel periodo, ero riuscito a trovare conforto in quel luogo claustrofobico. Mi piaceva, sapete? Perché continuavo a ripetermi: non merito di meglio.

speranza-psicologia

L’aiuto che distrugge.

Arriva sempre quella mano che squarcia il nero e ti tira su. La puoi sentire, è calda e piena di vibrazioni che all’apparenza sembrano positive. Il primo volto che incontri quando esci fuori da quel pozzo è sempre il volto di un angelo. Ma ricordate, anche Lucifero lo è stato.

Ricordo ancora che sentii il cuore palpitare, e mi sentii vivo. Questo concetto lo riprenderò più volte, perché è veramente ironico quanto mi è successo.

Mi lasciai abbracciare dalla persona che mi aveva salvato. Mi feci coccolare e ricucire le ferite, senza anestesia, ago e fil di ferro. Un dolore che sento ancora oggi, nonostante siano passati otre dieci anni.

Lo schiaffo. Il primo di tanti.

Arrivò, durante un giorno di pioggia. Dopo aver preso un caffè in compagnia. Senza un motivo apparente. Salimmo in macchina e la sua mano si schiantò contro il mio volto.

Mi fa sentire vivo.’

Quelle parole affondarono nella mia carne e ci rimasero aggrappate come una sanguisuga velenosa.

Il giorno dopo ne arrivò un altro. E io ero… felice.

‘Faccio sentire viva la persona che mi ha aiutato. Servo a questa persona. Io sono qui grazie a questa persona.’ mi ripetevo.

Il cuore non palpitava più, ora galoppava senza controllo nel mio petto, e che male che faceva. Si schiantava contro le costole e il mio sterno, perché voleva uscire fuori, ma non per l’amore che provava, voleva fuggire via da quel dolore che stava infettando il mio corpo.

A ogni percossa ricevevo una scarica di adrenalina che mi faceva ricordare di essere vivo e di provare qualcosa.

Il tuo dolore è il mio piacere.

La situazione degenerò dopo aver preso un caffè insieme a un’amica. Dissi qualcosa che non andava, feci un gesto sbagliato. Ora non erano più schiaffi. Arrivarono i primi pugni.

Mesi dopo avevo un labbro spaccato e un occhio nero.

Quanto mi piaceva. Quanto mi faceva sentire vivo.

Tutta quella morte (la morte dei miei sogni, della mia dignità) mi faceva sentire parte di questo mondo, come se avessi trovato finalmente un posto.

Accettai le offese, come fossero poesie che mi erano state dedicate. Non chiedevo altro se non passare del tempo insieme, non capivo però che stavo morendo dentro: io non esistevo più. Ogni parola che mi veniva detta, e ogni gesto, distruggeva ciò che ero e ciò che potevo essere.

Vietato vivere.

Sai, vorrei inseguire il mio sogno, vorrei scrivere.’

Non sei capace a far nulla. Non puoi farlo.

Sai, mi piacerebbe passare un week end fuori.’

Ma dove vai, non saresti neanche capace di indovinare la strada.

Io non potevo fare nulla. Mi era stato vietato vivere.

E indovinate? L’avevo accettato. Alla fine avevo al mio fianco la persona che desideravo, non potevo meritare di meglio. Non c’era una vera storia d’amore tra noi, c’era solo un maledetto rapporto distruttivo e ossessivo. Io ne ero ossessionato, è vero, e mi ero annullato.

Le lacrime bruciavano.

Cominciai a sentire dolore, quanto odiavo quella sensazione, perché dovevo provare qualcosa di diverso dall’amore? Io non meritavo altre sensazioni. Io non potevo volere altro. La mia vita era ormai stata decisa, io avevo deciso cosa fare e cosa sopportare. Ebbene sì, l’avevo deciso io di rimanere in quella situazione.

Più rinnegavo quel dolore e più mi ritrovato a piangere disperato, col cuore che non batteva più, ma faceva male. Un dolore fisico che non avevo mai sentito prima e non ho più sentito da allora.

giacomo-ferraiuolo

La lontananza.

Organizzò una partenza, raccontandolo a tutti, nascondendolo solo a me. Ero lo zimbello di tutti, nessuno doveva dirmi la verità, ma io avevo capito tutto, anche se non lo accettavo. Pensai di morire quando dovetti affrontare quella partenza, si parlava di pochi mesi, per me l’eternità. Mi aiutò.

Finalmente da solo, davanti uno specchio, a guardare il mio riflesso.

Chi era quella persona che si spacciava per me? Perché non sorrideva più? E quel labbro spaccato? Gli occhi arrossati?

Non ero io, credetemi, non ero per niente io. L’ultima volta che mi ero specchiato con attenzione era stato… troppo tempo prima.

Ora quello che avevo davanti era solo un riflesso sbiadito di me. Come un ricordo ormai annebbiato.

Gli abbracci degli amici.

Avevo nascosto tutto ai miei amici più cari. Ero stato un bravo attore. Ricordo che andai dalla mia migliore amica e le chiesi un abbraccio, scoppiai a piangere, senza dire niente, poi raggiunsi il faro e mi sedetti lì, da solo, con i miei pensieri. Ebbi il coraggio di ascoltarli. E vidi il sole morire oltre l’orizzonte. Rimasi senza fiato.

Il sole era morto proprio come lo ero io, ma lui sarebbe rinato dopo poche ore. Quello che avrei fatto anche io.

Aprii un quaderno e scrissi giù chi ero, cosa amavo fare, a cosa avevo rinunciato. Divenne una lista lunga diverse pagine. Scrissi senza sosta, con gli occhi gonfi di lacrime.

Mi alzai, ero diverso, la prima cosa che feci fu specchiarmi.

Il sorriso.

Sorrisi. Lo ammetto, fu un sorriso appena accennato, ma fu il primo di tanti.

Cominciai a non rispondere più ai suoi messaggi, alle chiamate; iniziai a disintossicarmi e per la prima volta nella mia vita ho messo me al primo posto.

Ero dissanguato, e lentamente, da solo, mi sono costruito di nuovo.

Meritavo di meglio, tutti noi meritiamo di meglio, tutti noi dobbiamo avere la possibilità di brillare e nessuno ha il diritto di spegnerci.

Mi fa ancora incazzare scrivere queste cose, perché non capisco come abbia potuto ridurmi così.

Perdono.

Ho imparato però a perdonarmi, un po’ alla volta, anzi, non ancora del tutto ancora. XD

Ora so, spero di sapere, cosa merito, cosa tutti noi meritiamo.

Se vi dico che si può uscire da ogni relazione nera e ossessiva, fidatevi, si può fare. Se non riuscite da soli, ci sono amici, parenti, psicologi. Basta farlo. La vita è tutt’altro. La vita è fatta di sfide, di gioia, di pianti (sì, ci sono), ma mai di dolore e distruzione.

Fermi un attimo.

Vi ho parlato di questa situazione legata a un rapporto privato. Quanto ho imparato l’ho poi messo in atto in ogni sfumatura della mia vita.

Incontriamo colleghi, o datori di lavoro, che tentano di distruggerci o di soffocarci; leghiamo con amici che si mettono in competizione con noi e spesso sorridono del nostro dolore; molte volte ristagniamo in queste situazioni nocive, quando in realtà dobbiamo ricordarci sempre che se qualcosa non ci trasmette felicità, allora non è la cosa giusta per noi.

Può essere il lavoro, come può essere la carriera, se qualcosa non ci fa stare bene andiamo oltre, fidatevi se vi dico che ci sono infinite porte pronte ad aprirsi per voi. Dovete solo rischiare e mai arrendervi, solo così riuscirete veramente a realizzarvi e a brillare.

Non dovete mai dare troppo potere agli altri, a tutto ciò che è al di fuori di voi, perché la forza per potervi tirare su e realizzarvi è solo dentro di voi. Non date nessun tipo di forza agli altri, ne avete a sufficienza.

Ci sono persone che se non fai ciò che vogliono pensano di tenerti in pugno, di poterti ridurre in cenere (sì, esistono!), non hanno nessun potere, mi è successo molte volte di incappare in queste persone, ma sapete come è andata a finire?

Sono rimaste nel loro ‘inferno’, io sono andato oltre, nel mio lungo viaggio fatto di esperienze e di crescita.

Fermatevi qualche volta durante la giornata e semplicemente pensate. A cosa avete fatto quel giorno, a cosa volevate fare, a ciò che vi fa star male ma, cosa più importante, a cosa vi fa star bene. Ecco, una volta che avete chiaro cosa volete, lottate con tutti voi stessi per raggiungerlo e per viverlo. Cercate di capire, quindi, anche cosa NON volete.

Solo voi siete il vostro limite.

Spesso nell’oscurità irrompe la luce, basta aprire gli occhi e seguirla.

Come sempre, sono aperto al dialogo, se qualcuno vuole scrivermi, qui trovate la mia mail.

Un abbraccio e… sorridete, che se lo fate anche la vita e le sue infinite possibilità ricambieranno!

G.

4 risposte a "Pillole Di Vita: essere vivo nell’oscurità."

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