#VitaDaScrittori: il peso dei personaggi

Che ci fa ancora nel cassetto?

Un mio carissimo amico regista ha letto in anteprima un romanzo che ho, ancora per poco, parcheggiato nel cassetto. Questo perché sono arrivate delle collaborazioni inaspettate e, una volta terminato, non ho avuto modo di riprenderlo e correggerlo.

Succede che quest’amico mi contatta perché voleva leggere qualcosa di mio e avendo appena finito la seconda stesura glielo invio.

Dopo due giorni mi scrive che aveva divorato il romanzo (è molto breve) e che era rimasto di nuovo colpito dai personaggi, specialmente quelli secondari, perché attraverso i loro dialoghi e le loro azioni prendevano vita, diventavano persone reali.

Una cosa che mi è sempre stata detta è:

Rendi i personaggi tridimensionali. Rendili vivi.

personaggi-romanzo

In genere i protagonisti di tutti i miei libri sono persone senza ormai più possibilità di redenzione, che vivono una vita persi nella disperazione e nel rimpianto. Sono persone che non hanno mai avuto la voglia di dare una svolta, accettando passivamente ciò che la vita e le circostanze gli hanno donato.

L’opposto mio.

A fine stesura di ogni nuova storia, che sia un romanzo o un racconto, provo quasi pietà per loro. Mi fa rabbia il loro comportamento. Il non aver avuto la forza di tirarsi fuori da quelle situazioni e da quelle sensazioni nocive.

La scrittura è curativa, giusto?

Io stesso, scrivendo, faccio un percorso psicologico, liberandomi di tutti gli stati d’animo che sono malati. Condannando i miei personaggi a vivere in incubi ai quali non c’è risveglio.

Il contorno.

Mi diverto molto, però, a far vivere i personaggi di contorno, quelli secondari, che di solito vengono relegati a semplici apparizioni o compaiono come figure fumose in molte storie.

Per esempio in Nora, i personaggi principali sono Nora e l’infermiere Cristian, tutti, e lo sottolineo, tutti, sono rimasti colpiti dal vicinato di Nora, tutte quegli schizzi di colore che hanno reso completo il quadro che è il romanzo Nora.

Nel nuovo romanzo.

Nel mio prossimo romanzo, il thriller psicologico, come vi ho già raccontato, ero arrivato alla fine della prima stesura ma avevo capito che qualcosa non andava. Era LEI, un personaggio secondario che continuava a gridare ad alta voce che aveva bisogno di più spazio, che era ANCHE la sua storia e che doveva raccontarla.

Ho cercato di metterla a tacere per un bel po’, poi mi ha stregato. È comparsi più volte nei miei sogni e li ha trasformati in incubi.

Mi svegliai una mattina, mi specchiai e le dissi: hai ragione.

Il giusto spazio.

Riscrivendo la storia, e dando il giusto spazio a questo personaggio, ha completamente trasformato il romanzo. L’ho sentito più mio. La storia funzionava, era vincente. E lei finalmente aveva potuto raccontare la sua visione degli eventi. È riuscita a esprimere tutto il suo orrore e la sua rabbia in quelle pagine, a piccole dosi, ma che hanno aumentato la tensione e la follia.

Sono vincenti.

Immaginate un romanzo in cui è tutto incentrato solo sul protagonista, ben studiato, tridimensionale. L’autore ci trasporta nella sua mente, nelle sue lotte, e con lui vinciamo, perdiamo, soffriamo. Ma in cui tutto il resto è grigio, senza sfumature. Piatto.

I personaggi di contorno compaiono e scompaiono, come fossero foglie trasportate dal vento.

Sarebbe come ammirare un tramonto in cui si vede solo il sole. Non c’è profumo, non ci sono sfumature, non c’è vita.

Per questo per me i personaggi secondari, per quanto piccoli possano essere i loro ruoli, sono importanti, perché proprio loro rendono la storia reale e… viva.

Dopo quello che mi è successo ho deciso di dare loro sempre più ascolto, perché possono apportare le giuste sfumature e il giusto peso a ciò che stiamo raccontando.

Concordate con me?

Vi siete mai trovati in una situazione analoga?

Sono curioso!

Nel frattempo se volete da un occhio a Nora, cliccate qui

2 risposte a "#VitaDaScrittori: il peso dei personaggi"

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