Pillole di Vita: Il prof e il bullo.

Mille progetti

La settimana appena trascorsa è stata veramente di fuoco. Avendo un week end libero e in solitaria, ne ho approfittato per portare a termine diversi progetti. Come si dice dalle mie parti: ho fatto un chiusone :p

Oggi vi racconto un piccolo aneddoto, ci ho ripensato ultimamente e ho cercato di dare un significato a questo comportamento.

Torniamo al liceo.

Eravamo al liceo e il mio ‘essere diverso’ non veniva visto bene da molti dei miei compagni di classe.

Durante il primo anno ci sono stato molto male, ero attanagliato da pensieri nocivi, a volte uscire di casa per me era quasi un incubo. Non ne parlavo con nessuno, ero troppo orgoglioso per farmi vedere ferito, preferivo piangere di nascosto e vivere nel terrore del: speriamo che ora che sto uscendo non mi vedano.

giacomo-ferraiuolo

Il prof./bullo

Secondo anno di liceo, un professore apre uno sportello di supporto psicologico, ci chiede di scrivergli una lettera in caso ne avessimo necessità, e di raccontargli il nostro problema.

Penso: finalmente posso aprirmi con qualcuno. Scrivo un tema lungo quattro o cinque pagine, mi apro completamente, raccontando anche i miei pensieri più nascosti.

Lo consegno.

Legge il titolo.

Mi guarda.

Lo ripone nella sua valigetta.

Non mi chiama.

Col passare dei giorni vedevo i miei compagni di classe felici degli incontri.

Io non fui mai chiamato.

Mi lasciò da solo, sapendo benissimo quanto stessi soffrendo e di quanto avessi bisogno di un aiuto.

Caro prof, quello è stato l’ultimo anno in quel liceo, per te. Ci siamo rivisti, però, a distanza di tempo, ero più forte di prima, perché nonostante il tuo non-aiuto, da quell’incubo mi ci sono tirato fuori io.

A volte penso che forse anche lui è stato in una certa maniera un bullo nei miei confronti, ha negato l’aiuto a una ragazzo adolescente con il terrore di vivere, e che chiedeva semplicemente qualcuno con cui parlare per capire come superare quell’ostacolo grande, all’epoca, come l’Everest.

Beh, però sono qui a parlarne con voi.

Amatevi.

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Come ho fatto?

Per prima cosa ho iniziato ad amare il mio essere ‘diverso’, ho apprezzato la mia unicità e l’ho resa la mia forza.

Ancora oggi odio essere catalogato in un qualcosa. Io sono me. Unico e diverso da tutto il resto. Non mi piace l’omologazione, e spesso so che alle persone la diversità fa paura.

Quando ho dato modo a quelle stesse persone di conoscermi per come ero veramente, mi hanno accettato e indovinate? Apprezzato.

Sono diventato amico dei bulli.

Ho lasciato da parte la mia timidezza e la paura di esprimermi, iniziando a gridare i miei pensieri.

Ovviamente nel corso degli anni ho sempre incontrato questi caratteri forti che hanno cercato di mettermi a tacere, avrò una sorta di calamita, ma ogni giorno mi sveglio e mi ripeto: Giacomo, sei speciale, lo sei tanto quanto gli altri.

Brilli tanto quanto loro.

Nessuno ha il diritto di metterti a tacere.

Il mio Mantra

Queste parole sono diventate un po’ il mio mantra e da allora so che nessuno può ferirmi più come hanno fatto loro, perché mi hanno completamente dissanguato all’epoca, e fidatevi, quando credete non ci sia più nessuna via d’uscita, se non un tunnel oscuro, è come se moriste dentro.

Spero di leggere sempre di più articoli come questi in giro, le mie ferite, perché ci sono ancora, pulsano quando leggo di ragazzi che si sono tolti la vita perché erano soli o perché additati come ‘diversi’.

Voi contro loro.

Ricordate che avete più forza del branco. Voi fate paura al branco.

Non abbiate paura di vivere la vostra vita. Nessuno ha il diritto di scegliere per voi, di giudicarvi e di distruggere i vostri sogni. Nessuno. Per quanto forte possa sembrarvi, ricordate che sono persone che sono intimorite da voi e dalla vostra luce.

A te prof, spero tu abbia aiutato attivamente almeno qualcuno. Perché con me non l’hai fatto, ma forse il tuo negarmi l’aiuto mi ha dato la forza di farlo da solo.

Quindi, tutto sommato, grazie lo stesso.

PS: sapete che sono sempre aperto al dialogo, non esitate a contattarmi per qualsiasi cosa, ci sono, non sono quel prof. 😉

14 risposte a "Pillole di Vita: Il prof e il bullo."

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  1. Sei davvero un essere speciale, per quel poco che ti conosco, posso dire che la tua luce e la tua energia sono qualcosa di così puro e intenso che riescono a rimettermi al mondo quando riesco ad afferrarne una piccolissima dose. Non ho idea di quale fosse lo scopo di quel prof, però a volte mi capita di pensare che in realtà noi abbiamo più consapevolezza dei nostri problemi e delle possibili soluzioni di quanto riusciamo ad ammettere, e magari confidare tutto a un amico sincero e disinteressato (uno di quelli che se fai una cazzata sono capaci anche di rifilarti un bel calcione dove non batte il sole) o un estraneo ci permette di raggiungere ancora di più quella consapevolezza. Forse voglio solo pensare che quel prof avesse intuito la tua forza nascosta e a modo suo ti ha dato il giusto input per reagire, l’ipotesi contraria, che si sia solo disinteressato del tuo problema, la trovo inconcepibile soprattutto per una figura come quella di un educatore.

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    1. Leggere questa risposta appena alzato non può che rendermi felice ♥️ grazie per le belle parole. Io penso che il prof non sapeva come affrontare il mio problema. Forse era qualcosa di ingestibile per lui. O forse sì, magari aveva intuito che avrei potuto farcela. Ma credimi, è stato un vero incubo. Quando ne parlo, raramente, sto ancora male. Scrivendo questo articolo avrei voluto approfondire alcuni particolari, non ce l’ho fatta (ancora, ma ce la farò).
      La cosa che mi terrorizza è: a quanti ragazzi viene negato l’aiuto? Quante grida rimangono silenziose?

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      1. Credo, a cuor triste, di doverti rispondere “a tutti vien negato, o quasi tutti” se c’è stato un fortunato, è sicuramente stato aiutato da un altro omosessuale e non etero e di questo ne sono certa. Non prendere le mie parole alla lettera e, se hai segreti – i più reconditi -, non sei costretto a raccontarli tutti. Noi ne abbiamo troppi e non possiamo a tutti esporli, non verrebbero compresi veramente. Ti farei una domanda ma prima leggiti la mia risposta principale: la domanda sarebbe…no anzi….te la metto in fondo. Ora mi dirai: ma non potrebbe solo cancellare ciò che ha scritto invece di scrivere “no anzi vi ho ripensato, la metto in fondo”? Sono scema oltre che lesbica ma di questo, quando mi conoscerai, te ne farai una ragione. Sai una cosa? Amo ridere e regalar sorrisi quindi prendimi anche per questa disuguaglianza. In questo, sono etero ❤

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  2. Stupendo, stupendo, stupendo, stupendo e ancora stupendo e più stupendo degli “stupendo” che ho già scritto. Non lo faccio mai così facilmente ma, questa volta si, lo farò. Hai due possibilità: +41766625303 questo è il mio numero di telefono ma ricorda di mettere il +41 al posto del +39 (se sei in Italia) perché io vivo in Svizzera. Altra possibilità, se non ti va la prima: rsi88sabrina1alberich@protonmail.ch la mia email. Ti ho beccato! Ora non sai cosa ti aspetta…sono una ragazza, donna di 31 anni ma mi piace di più “ragazza” e sono una ragazza lesbica senza aver problemi a scriverlo qua, un po’ perché lo sanno quasi tutti coloro i quali mi seguono, un po’ perché nella mia vita reale, lo sanno tutti/e compreso nel posto di lavoro. Ho avuto qualche problema ma non del tuo tipo. Devo dire, e questo te lo dò per certo: è strano sai ma l’omosessualità femminile è più ben voluta di quella maschile. Sbagli in una frase: “hanno paura del diverso” ed è il contrario “hanno paura dell’uguale come ci insegna la parola “omosessuale” dove “omo” sta per uguale quindi ci sono gli omofobici che sono coloro che hanno paura dell’uguale e, siccome si sta parlando di una sfera – il genere sesso – è questa uguaglianza che fà paura. Etero significa diverso e piace di più. Oggi rispetto molti anni prima, questa uguaglianza tra i sessi era davvero mal guardata anzi, non guardata affatto e io, che a 14 anni mi lessi Freud nel libro su “I tre saggi sulla teoria sessuale” anche se non ne ricordo più il titolo ma di queste cose ne era profondamente tremendo. Era terribile come descriveva quelle che, per lui, erano delle aberrazioni e nemmeno delle perversioni. Qua dobbiamo solo capire una cosa: c’è uguaglianza su tutto, anche sulla stupidità umana siamo uguali. Allora dovrei aver paura di qualsiasi mia prossima o mio prossimo? E questo, qualsiasi sia esso il motivo? E’ grave come problematica sociale e ve n’e di parti sociali, non più in Europa (forse un po’ a Londra ancora ne è rimasta) e non più in America ma, altre realtà sociali, davvero sarebbero pronte a fare ciò che Vi han già fatto tra il ’40 e il ’45 sempre parlo degli omosessuali visti quindi dai germanici, come scarti di una società malata. Io la società la vedo SI malata ed eccome! Ma di tante e tante altre cose, non certo di questo. Io, con la mia compagna, conviviamo e stiamo bene alla luce del sole e non ci dà fastidio nulla. Abbiamo amiche lesbiche e amici gay in ogni dove ma anche etero…perché no? Altrimenti diventeremmo delle omofobiche anche noi… l’omofobia non andrebbe bene questa volta come termine etimologico pertanto direi “eterofobia” ovvero la paura del diverso (quella a cui tu ti riferivi errando ma non volutamente, di fatto parlandone, tutti usano questi termini e non i miei – sono molto complicata – ). Non so che aggiungere?! Posso dire solo che sono felicissima sapere che tu abbia una ferita rimarginata e che sia stato tu stesso a rimarginarla e ti dico: non poteva che essere così. Nessuno ti avrebbe davvero mai aiutato e guai quando mi si parla di psicologo: è il peggio del peggio. Colui che ha la pecca di presumere che possa comprendere cosa c’è dentro la mente come dice la parola “studio della psiche – psicologia” non so quanto schifo provo e pensare che i miei studi si sono basati sulla sociologia. Potevo fermarmi alle commerciali? No! Volevo per forza andare avanti ma faccio un lavoro che, con i miei studii, non conta nulla. Carissimo Giacomo, ti faccio un meritatissimo Reblog e ti auguro ogni bene. Un bacione e vai avanti così e nella speranza, se questo ancora non è accaduto, che tu possa trovare l’amore della tua vita quanto prima. ❤ ❤ ❤ Sabry P.S. Se non rispondo su WhatSapp non preoccuparti che ti leggo comunque e ti rispondo quando ne trovo il tempo. Purtroppo o per fortuna, non amo tanto chattare però qualche pensiero ce lo possiamo scambiare 😉

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      1. Bene! Sono stra felice che tu abbia una persona accanto. Anche io (forse l’ho già scritto) convivo con una ragazza italiana e non sai quanto mi sento gioiosa con lei. Senza, diventerei matta anche se sono già un po’ pazzerella 😀

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  3. Rieccomi! La domanda a cui facevo riferimento nell’altra risposta (io sono la prediletta di Sigmund, mi vorrebbe due volte la settimana) 😀 Dunque volevo solo domandarti questo: con il senno di poi, tu come agiresti alla medesima realtà di cui hai patito le pene dell’inferno? Allo stesso modo oppure in un altro? E, siccome è ovvio – io penso, in un altro -, allora mi sapresti dire in quale? Grazie ancora dalla pazzerella Sabry. Ah ..sono un’elfetta lo sai? C’è gente che non ci crede 😀 ❤

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    1. Eccomi, allora, vedendo come sono andate poi le cose, penso che tirerei fuori prima il coraggio e la consapevolezza di chi sono e cosa voglio. Mi scrollerei di dosso tutte le paure. Però penso che prima di arrivare a questo punto devi essere ferito ripetute volte, proprio per capire fino a che punto puoi spingerti e puoi sopportare. Però sì, reagirei al tutto con più sicurezza

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      1. E’ più che meritato e spero che arrivino, per te – per Voi – , tanti altri amici gay, o meno. Sempre consapevoli che l’amicizia è la base pura dell’amore asessuale ma sempre amore. Se manca questo, non sono consapevole di quanto sia lungo il tragitto là dove si possa arrivare.

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